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	<title>Centro per la Riforma dello Stato</title>
	<link>http://www.centroriformastato.org/crs2/</link>
	<description>Centro di studi e iniziativa per la Riforma dello Stato, portale della Associazione CRS onlus e della Fondazione CRS Archivio Ingrao</description>
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		<title>Numero 3-4 2012</title>
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		<description>E' uscito il numero 3-4 2012 di Democrazia e Diritto dal titolo &quot;Critica della crisi&quot;

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		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;E' uscito il numero 3-4 2012 di Democrazia e Diritto dal titolo &quot;Critica della crisi&quot;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_387 spip_documents spip_documents_left' style='float:left; width:500px;' &gt;
&lt;img src='http://www.centroriformastato.org/crs2/IMG/jpg/ded342012-2.jpg' width='500' height='755' alt=&quot;&quot; style='height:755px;width:500px;' /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Le forme della periferia. Rappresentanza e organizzazione sociale nel X Municipio</title>
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		<dc:subject>In evidenza</dc:subject>

		<description>Marted&#236; 23 aprile 2013, alle ore 17, nella sede di Garage Zero, via Treviri (parcheggio l.go Spartaco) Roma, avr&#224; luogo la presentazione del rapporto di ricerca &quot;La periferia metropolitana come bene comune&quot;, promossa dal Centro per la Riforma dello Stato e da Altramente-scuola per tutti, con il contributo della Camera di Commercio di Roma. &#8220;Le forme della periferia&#8221; &#232; il rapporto finale della ricerca &#8220;La periferia metropolitana come bene comune&#8221; che la Fondazione Centro per la Riforma dello (...)

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		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Marted&#236; 23 aprile 2013, alle ore 17, nella sede di Garage Zero, via Treviri (parcheggio l.go Spartaco) Roma, avr&#224; luogo la presentazione del rapporto di ricerca &quot;La periferia metropolitana come bene comune&quot;, promossa dal Centro per la Riforma dello Stato e da Altramente-scuola per tutti, con il contributo della Camera di Commercio di Roma.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&#8220;Le forme della periferia&#8221; &#232; il rapporto finale della ricerca &#8220;La periferia
metropolitana come bene comune&#8221; che la Fondazione Centro per la Riforma
dello Stato e l'associazione Altramente hanno svolto tra Aprile 2012 e Marzo
2013 grazie al contributo della Camera di Commercio di Roma.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'&#233;quipe di ricerca, composta da Alessandro Coppola, Mara Cossu, Viola
Mordenti, Francesco Marchian&#242;, Anna Pacilli, Francesca Lulli e Federico
Bonadonna, ha lavorato attraverso interviste ad attori qualificati, analisi dei
dati statistici e focus group che si sono svolti nel corso dei mesi.
Hanno inoltre partecipato ai lavori della ricerca, coordinando il lavoro
territoriale, Patrizia Sentinelli e Roberto Musacchio dell'associazione
Altramente. Andrea Masala ha curato l'organizzazione dei focus group
mentre Enzo Rizzo ha documentato tutte le fasi di lavoro attraverso un
documentario allegato al presente rapporto. Mario Castagna, della
Fondazione Centro per la Riforma dello Stato, ha coordinato i lavori
dell'&#233;quipe di ricerca e ha supervisionato, insieme a Federico Bonadonna, la
stesura del presente rapporto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Un ringraziamento va a Walter Tocci, direttore della Fondazione Centro per
la Riforma dello Stato, per i preziosi suggerimenti dati in fase di
progettazione della ricerca e per i consigli che ha suggerito via via.
Un sentito ringraziamento va soprattutto a Lorenzo Tagliavanti,
vicepresidente della Camera di Commercio, per l'importante supporto, senza il
quale non sarebbe stato possibile svolgere la ricerca.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href='http://www.centroriformastato.org/crs2/spip.php?article481' class='spip_out'&gt;Leggi l'introduzione&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href='http://www.centroriformastato.org/crs2/IMG/pdf/le_forme_della_periferia.pdf' class='spip_out'&gt;Per scaricare gratuitamente il rapporto di ricerca &quot;Le forme della perferia&quot; clicca qui&lt;/a&gt;
&lt;span class='spip_document_383 spip_documents spip_documents_left' style='float:left; width:500px;' &gt;
&lt;img src='http://www.centroriformastato.org/crs2/IMG/jpg/locandinaweb_orario.jpg' width='500' height='1051' alt=&quot;&quot; style='height:1051px;width:500px;' /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Le forme della periferia</title>
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		<description>Tre Sguardi sulla trasformazione della citt&#224; A met&#224; del 2010 il Centro per la Riforma dello Stato (Crs) e l'associazione AltraMente hanno iniziato a lavorare sulle periferie romane raccogliendo una serie di dati eterogenei nel tentativo di spiegare la mutazione politica e sociale avvenuta in quei territori che fino al 2008 presentavano alcuni tratti comuni, pur nelle rispettive peculiarit&#224; e una certa omogeneit&#224; politica. Con le elezioni comunali del 2008, quelle stesse periferie hanno (...)

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&lt;a href="http://www.centroriformastato.org/crs2/spip.php?rubrique118" rel="directory"&gt;Il laboratorio Roma del CRS&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.centroriformastato.org/crs2/IMG/arton481.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width='72' height='150' class='spip_logos' style='height:150px;width:72px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Tre Sguardi sulla trasformazione della citt&#224;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A met&#224; del 2010 il Centro per la Riforma dello Stato (Crs) e
l'associazione AltraMente hanno iniziato a lavorare sulle periferie
romane raccogliendo una serie di dati eterogenei nel tentativo di
spiegare la mutazione politica e sociale avvenuta in quei territori
che fino al 2008 presentavano alcuni tratti comuni, pur nelle
rispettive peculiarit&#224; e una certa omogeneit&#224; politica. Con le
elezioni comunali del 2008, quelle stesse periferie hanno evidenziato
un cambiamento che, a ben vedere, molto prima che il dato
elettorale lo formalizzasse, aveva da tempo iniziato un profondo
processo di trasformazione.
Il famoso decentramento, pi&#249; annunciato che realizzato dalle
varie giunte succedutesi dal 1993 ad oggi, &#232; stato un primo,
fondamentale, elemento di discussione del gruppo di lavoro. Come
vedremo, l'analisi sul Decimo Municipio (il territorio scelto per la
ricerca sul campo), supera a ritroso il fatidico 1993. Questa data &#232;
uno spartiacque perch&#233;, per la prima volta a Roma, cos&#236; come nel
resto d'Italia, si vota con la legge 81/93, cio&#232; per l'elezione diretta
del sindaco1. Casualmente la ricerca si svolge in un periodo come
quello attuale che presenta tratti di forte similitudine con quanto
accadeva esattamente venti anni fa. Oggi come allora il senso di
corruzione &#232; dilagante, c'&#232; una profonda sfiducia nella politica, nelle
classi dirigenti, nelle istituzioni, nonch&#233; un desiderio rabbioso di
cambiamento cui si alternano umori depressivi amplificati da una
grande crisi economica.
Il ragionamento intorno alle periferie &#232; di fondamentale
importanza per cercare di analizzare l'evoluzione di una metropoli
come Roma che rischia di cristallizzare la propria identit&#224; in un
passato storico mal gestito (oppure, peggio, abbandonato) e
un'urbanistica delegata al potere dei costruttori, da sempre
caratterizzante l'economia della Capitale. Come ricordava Ettore
Scola in un'intervista a La Repubblica del 14 gennaio 2013, la
battuta: &quot;Io non moro&quot; del palazzinaro senza scrupoli di C&#180;eravamo
tanto amati impersonato da Aldo Fabrizi
&#171;Fu un modo per dire che a Roma la sola continuit&#224; storica &#232; stata
data dai costruttori&#187;.
La L.81/93 non &#232; qui solo citata come spartiacque neutrale tra
un sistema elettorale e un altro, ma anche per i suoi effetti di
ulteriore trasformazione della politica come era stata conosciuta fino
a quel momento. In un colpo solo, quella legge, ha ridimensionato la
funzione tradizionale dei partiti (con l'affermazione delle liste
coalizzate rispetto alla candidatura per espressione spesso di un solo
partito) nonch&#233; il potere del consiglio comunale. &#200; del tutto
evidente che, se i partiti non fossero stati in crisi d'identit&#224;, una
legge simile non avrebbe mai visto la luce. Concepita per garantire
stabilit&#224; e alternanza ai governi locali, la L.81/93, con
l'accelerazione della balcanizzazione dei partiti e la focalizzazione
sulla gestione amministrativa in luogo della visione politica, ha
contribuito anche all'emersione di nuovi modelli di rappresentanza.
Oltre alla L.81/93, a livello locale, sono stati compiuti importanti
passaggi politico-amministrativi per configurare in senso moderno
le metropoli italiane, fino al neonato ente territoriale Roma Capitale2.
La prima traccia di citt&#224; metropolitana si riscontra nel capo VI&#176;
della L. 142/903. Dieci anni dopo fu la volta del D.Lgs 267/2000, il
cosiddetto TUEL (testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti
locali &#8211; aggiornato poi nel 2009). L&#236; si torn&#242; a parlare di area
metropolitana romana come di un territorio che comprende il
comune di Roma e le citt&#224; limitrofe (la legge costituzionale 3/014
sembr&#242; agevolare questo percorso). Con la delibera 21 del 18
gennaio 2001, il consiglio comunale capitolino partecip&#242;
formalmente alla costituzione dell'Area Metropolitana proponendo
alla regione l'istituzione dell'ente Citt&#224; Metropolitana per il
coordinamento delle decisioni nell'area circostante al comune5. La
citt&#224; metropolitana riappare a met&#224; del 2009 con la legge delega sul
federalismo fiscale (n. 42/09). Infine, con la delibera del consiglio
comunale n. 11 dell'11 marzo 2013, gli attuali diciannove municipi,
nati con la delibera 22 del 19 gennaio 20016, sono stati ridotti a
quindici. Dopo questa lunga teoria fatta di date, false partenze e
titubanze, la domanda resta invariata: che cos'&#232; la citt&#224;
metropolitana? E soprattutto: quale forma avr&#224;, come funzioner&#224;,
con quali risorse e quali finalit&#224;?
Noi non potevamo esimerci dal raccontare sommariamente
questi passaggi che, nella tediosit&#224; del calendario, restituiscono
un'immagine precisa della nostra classe dirigente. A convalidare
questo pesante giudizio, basti pensare che, nello stesso arco
temporale di cui stiamo parlando, la Berlino post Muro &#232; riuscita
nell'intento storico dell'unificazione7 e che Roma, pur contando sui
finanziamenti straordinari per il Giubileo del 2000 e su quelli di
Roma Capitale, non si pu&#242; dire che sia progredita di pari passo
nella direzione di una moderna metropoli europea.
&#200; in questo contesto frammentato che prende le mosse il
ragionamento sulle periferie romane, sull'evoluzione e la mutazione
delle forme di rappresentanza, sulla mediazione politica e
sull'impresa sociale in Decimo Municipio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Roma vista dal Decimo Municipio e la citt&#224; oltre il GRA:
modelli e strumenti di sviluppo urbano.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Date queste premesse, abbiamo indirizzato il nostro
ragionamento nel cercare di capire cosa siano diventate le periferie
romane, e soprattutto come il welfare territoriale trasforma le
relazioni sociali, se e come emergono nuove forme di impresa
sociale, se e come hanno funzionato vecchi strumenti politicoamministrativi
quali i consorzi di auto recupero nati nel 1997, come
e se l'istituzione municipale riesce a mediare tra le varie istanze e i
tanti attori, quali finalit&#224; e che spessore politico hanno forme di
rappresentanza quali i comitati di quartiere i nuovi soggetti che si
stanno auto-organizzando.
Abbiamo scelto di concentrare la nostra indagine sul Decimo
municipio perch&#233; esistono una serie di ragioni che rendono questo
territorio rappresentativo. Il Decimo &#232; infatti densamente popolato,
esteso8 e con una composizione sociale variegata. Inoltre &#232;
attraversato, dal Quadraro fino ad Anagnina, dalla Linea A della
Metropolitana di Roma9 che sulla Tuscolana conta ben sette
fermate.
Il Decimo municipio inizia proprio con il Quadraro. Entro il
raccordo c'&#232; una zona di tessuto urbanistico consolidato con aree
densamente abitate come Don Bosco, altre residenziali con densit&#224;
abitativa pi&#249; contenuta come l'Appio Claudio, quindi quartieri pi&#249;
recenti, come Cinecitt&#224; est. Qui c'&#232; la grande area verde del parco
degli Acquedotti, gli stabilimenti di Cinecitt&#224;, l'Istituto Luce e il
Centro sperimentale di cinematografia.
Il territorio del Decimo municipio &#232; tagliato in due dal Grande
Raccordo Anulare e solcato da due direttrici principali e fortemente
connotanti, la via Tuscolana in direzione Frascati e la Via Anagnina
che collega con Grottaferrata. La ferrovia, infrastruttura di
collegamento con i Castelli realizzata nei primi anni del '900, la
avvolge morbidamente verso sud, con riflessi molto marcati sulle
strutture urbane formatesi nel tempo sul territorio.
Il sistema infrastrutturale connota indelebilmente la struttura dei
tessuti urbani dell'area fuori dal Raccordo. A partire dall'avvio della
costruzione della ferrovia di collegamento con i Castelli, nei primi
anni del &#8216;900, gli insediamenti informali prima e formali poi si sono
via via agglutinati intorno alla ferrovia e alle strade principali,
formando delle vere e proprie enclaves commerciali e residenziali. La
frammentariet&#224; delle connessioni trasversali rimane ancora oggi uno
dei nodi principali in aree sottoposte ad una repentina crescita del
carico insediativo e trasportistico, in gran parte dovuto alla
localizzazione negli ultimi venti anni di diversi insediamenti legati
alla grande distribuzione e al commercio.
L'avvio della trasformazione dell'agro pu&#242; essere identificato in
una Delibera del Comune di Frascati del 1946 che assegnava a
cittadini frascatani Combattenti e Reduci appezzamenti di terreno
agricolo di 2.500 mq, al fine di promuovere lo sviluppo degli
insediamenti nelle aree di propriet&#224; comunale pi&#249; distanti dal
centro. I terreni erano vincolati dai cosiddetti usi civici, ovvero
legati ad un uso agricolo, sebbene potenzialmente assoggettabili ad
una redistribuzione (Clementi &amp; Perego 1983, pag.296). Tale
redistribuzione doveva avvenire all'interno della popolazione meno
abbiente del comune ed unicamente a determinate condizioni10, tra
cui l'inalienabilit&#224;, l'inusucapibilit&#224;, l'indivisibilit&#224;. Di fatto,
attraverso la Delibera il Comune dava avvio alla lottizzazione delle
aree, nel rispetto delle previsioni normative. A dispetto di queste,
per&#242;, molti beneficiari considerarono i lotti assegnati troppo distanti
dal loro Comune di residenza o poco adatti all'esercizio agricolo,
fattore che comport&#242; una svendita impropria degli stessi agli
immigrati che nel frattempo si trasferivano verso Roma nel processo
di spopolamento delle campagne, nonch&#233; ai romani che venivano
nel medesimo periodo espulsi dalla citt&#224; dentro le mura.
La cessione dei lotti ha rappresentato l'innesco del fenomeno di
espansione dei tessuti abusivi che contraddistingue gran parte
dell'area (Borgata Centroni, Romanina, Gregna, Vermicino),
specialmente a ridosso dei confini di Roma, acuitosi nel corso degli
anni successivi. La formazione delle borgate attirava a cavallo degli
anni '50 una popolazione che cresceva di circa 90.000 unit&#224; l'anno.
Alle micro-lottizzazioni abusive, dagli anni '50 iniziano ad
affiancarsi le lottizzazioni dei vasti latifondi che si estendevano
intorno alle aree di propriet&#224; del Comune di Frascati appartenenti a
diverse famiglie: i Gerini (attuale Cinecitt&#224; est), i Parmeggiani
(Romanina), i Picara (Giardini di Tor di Mezzavia). A queste si
aggiungeva l'area di propriet&#224; Italcable, che si estendeva tra
Romanina e Ponte Linari. Il periodo tra gli anni '70 e '90 vede
l'intensificazione di una attivit&#224; edilizia che riguarda ormai l'intera
superficie dell'area e procede attraverso lottizzazioni private o
espansioni informali.
A partire dagli anni '60, con la prima generazione dei piani per
l'edilizia economica e popolare, alle lottizzazioni private si affianca
la previsione localizzativa di una serie di interventi di edilizia
residenziale pubblica. Realizzati soltanto molto pi&#249; tardi, questi
interventi hanno mutato profondamente il paesaggio urbano
dell'area e connotato indelebilmente la sua struttura, sia in termini
di carico insediativo che di relazione tra le diverse zone.
La realizzazione della maggior parte dei piani previsti risale agli
ultimi dieci anni. In questo arco temporale il territorio si &#232; costellato
di edifici prevalentemente in linea e di palazzine afferenti alcuni
principali piani di zona: Anagnina 2, presso i Giardini di Tor di
Mezza Via, a ridosso dell'area della vecchia lottizzazione Picara;
Romanina 1 e 2, alle spalle della vecchia borgata lungo Via Biagio
Petrocelli; Tor Vergata Nuova (1 e 2), lungo l'Autostrada A1
all'altezza di Via di Tor Vergata.
Sono inoltre stati avviati i sondaggi per la realizzazione di
ulteriori alloggi e servizi nel comprensorio di Anagnina 1 tra Via
Anagnina e Via Tuscolana all'altezza di Via Campo Romano (Tor
dei Santi Quattro). Un ulteriore comprensorio, l'originario Tor dei
Santi Quattro, &#232; in attesa di trasformazione, nonostante ne sia stata
modificata l'originaria destinazione a piano di zona per l'espansione
dei tessuti abusivi poi legalizzati sull'area.
Dal punto di vista non residenziale, le aree extra GRA hanno
assunto in generale negli ultimi venti anni una forte connotazione
commerciale. Se in una prima fase questo fenomeno riguardava
magazzini e contenitori per il commercio all'ingrosso localizzati a
ridosso del raccordo, per i quali si &#232; costruita nel tempo una fitta
rete di complanari soprattutto nel ramo che delimita l'area di
Gregna, a partire dagli anni '90 le strutture sono deflagrate sul
territorio, costellandolo.
L'area oltre il raccordo che si estende nel settore sud-est &#232;
definita triangolo del commercio (Scarso 2005, pag.87). Nel corso degli
anni si susseguono la realizzazione di un ragguardevole numero di
centri commerciali, che riuniscono diversi negozi all'interno del
medesimo complesso, e contenitori per il commercio mono-marca
che si innestano su un territorio destinato dal PRG del '65 a
magazzini e costellato di capannoni e punti vendita all'ingrosso.
Inaugura la stagione, all'inizio degli anni '90, il centro commerciale
Romanina (inaugurato nel 1992), uno dei primi di Roma. Seguono
a distanza di qualche anno e a valle dell'insediamento di diversi
edifici del Polo Universitario di Tor Vergata il primo contenitore
Ikea di Roma (delibera positiva in conferenza dei servizi: 2000),
Leroy Merlin (delibera 2002), centro commerciale Anagnina e Tor
Vergata (delibera 2004), Decathlon (delibera 2004), Conbipel,
Castorama e Mediaworld (delibera 2004), centro commerciale
Domus (delibera 2007)11. Il centro commerciale Petrocelli, ultimo
nato, &#232; stato inaugurato in Via Biagio Petrocelli nella primavera del
2011.
La deflagrazione &#232; intervenuta su un territorio debole, non
pronto ad accoglierla e non ha risposto in alcun modo alle esigenze
relazionali espresse dai singoli insiemi insediativi. Le infrastrutture
realizzate anche a supporto della localizzazione delle nuove
strutture si sono giustapposte alla rete preesistente senza
migliorarne le condizioni.
La struttura urbana che si configura attraverso questo processo
di progressiva urbanizzazione e densificazione si &#224;ncora alle arterie
principali dell'area (la via Anagnina e la via Tuscolana), lasciando
alcuni grandi vuoti, tra cui l'area Agricola di Gregna verso ovest e
l'area ex Italcable verso nord est, tra via di Tor Vergata e viale
Biagio Petrocelli.
I terreni dell'area di Gregna sono per gran parte di propriet&#224; del
Comune di Frascati, che ad oggi sembra intenzionato a mantenerne
e valorizzarne la vocazione agricola, aprendo alla fruizione
pedonale e ciclabile.
La seconda &#232; un'area ancora incolta, un vero e proprio vuoto
urbano, destinato a essere colmato dalla centralit&#224; Romanina
prevista dal Nuovo Piano Regolatore di Roma.
L'entit&#224; e la configurazione delle trasformazioni sin qui
brevemente delineate costituisce una eccezionalit&#224; nel panorama
romano da diversi punti di vista. In un'area che fino al secondo
dopoguerra costituiva la campagna romana ed era in gran parte
propriet&#224; del Comune di Frascati, s'innescano a partire dagli anni
'40 fenomeni di urbanizzazione costanti e di notevole entit&#224;,
sebbene differenziati per tipologia, funzione, finalit&#224;. Proprio la
dimensione di queste trasformazioni rende estremamente
significativo e interessante lo studio di questi territori e delle forme
che pratiche e risposte degli abitanti assumono anche rispetto alle
ulteriori trasformazioni previste.
Il territorio infatti &#232; interessato da diversi strumenti urbanistici,
tra cui due PRINT, programmi integrati di attuazione del PRG, che
lasciano presagire una notevole trasformazione dei tessuti e attivano
gli abitanti in processi di partecipazione, non solo istituzionale.
Gli interventi previsti riguardano sia nuove trasformazioni
urbane che recupero di situazione fortemente compromesse come i
tessuti abusivi.
Il portato di questa ambivalenza, molto difficile da incontrare
all'interno della citt&#224; consolidata, restituisce alcune suggestioni
estremamente significative sia in termini di valutazione delle
politiche urbane sino ad oggi attuate che di capacit&#224; di
comprendere, supportare e in diversi casi contrastare le
trasformazioni previste.
I tre ambiti della ricerca
Abbiamo individuato tre ambiti a livello micro sociale. Tre casi
su cui concentrare la nostra attenzione: la formazione della
Comunit&#224; Territoriale del Decimo Municipio nell'ambito del
processo di definizione della centralit&#224; Romanina studiata da Mara
Cossu con il contributo di Viola Mordenti; quello dei consorzi di
auto recupero e dei primi passi di un Print a Morena e Centroni con
lo studio di Alessandro Coppola e infine l'ambito sociale,
caratterizzato dall'impresa sociale formale e informale, il cosiddetto
nuovo welfare, con la ricerca di Federico Bonadonna, Francesca
Lulli, Francesco Marchian&#242;, Anna Pacilli.
Secondo Giovanni Caudo, docente di urbanistica a Roma Tre,
intercettato in uno dei tre focus group realizzati, queste tre
prospettive rappresentano tre sguardi diversi sulla trasformazione
della citt&#224; e sono riassumibili in tre titoli suggestivi: l'ambito della
resistenza, quello dei piccoli proprietari e quello della cura.
Per questa indagine di natura qualitativa abbiamo utilizzato il
metodo della ricerca sul campo, basandoci sulla raccolta di
interviste in profondit&#224;, anche per mezzo di occasioni di
osservazione partecipante e di alcune, caratterizzanti, storie di vita
di testimoni privilegiati alle cui parole ricorreremo assiduamente nel
corso del testo.
Lo schema della ricerca prevedeva oltre cinquanta interviste con
questionario aperto, nonch&#233; l'organizzazione di tre focus group con
soggetti del terzo settore, docenti universitari, politici locali, esperti
di settore.
Nella ricerca, un ruolo fondamentale &#232; stato svolto dai
rappresentanti dell'istituzione municipale. Anche se la nostra
ricerca non intende fare il bilancio di un singolo rappresentante
politico, per quanto riguarda il Decimo Municipio non abbiamo
potuto prescindere dal lavoro dell'attuale presidente Sandro
Medici, del suo assessore alle politiche sociali Maria Mazzei e
dell'assessore al Bilancio e alle politiche economiche Massimo De
Simoni.
L'analisi dei primi due casi studio, la lettura dell'esperienza della
Comunit&#224; Territoriale del Decimo Municipio e di quella dei
consorzi di auto recupero e pi&#249; complessivamente dell'urbanistica
contrattata nelle borgate di Morena e Centroni, raccontano del
modo in cui questi territori affrontano il doppio livello posto dalle
sfide in atto, quello locale e quello sovra locale.
Ovvero, restituiscono una fotografia della loro capacit&#224; di porre
in tensione interessi privati e interessi collettivi, istanze del
pubblico, debolezza delle forme di coinvolgimento dei cittadini e
loro capacit&#224; di autorganizzazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;La Comunit&#224; Territoriale del Decimo Municipio&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nell'ambito del territorio del Decimo Municipio, troviamo una
realt&#224; emergente che cerca invece di preservare, o meglio di limitare
i tanti danni gi&#224; realizzati. Stiamo parlando delle esperienze
maturate dalla Comunit&#224; Territoriale del decimo municipio dal
2003, anno della sua costituzione, sino a oggi, attraverso il caso
della Centralit&#224; Romanina dove nel 2008, il costruttore Scarpellini12
ha cercato di incrementare le cubature passando da 1,1 a 1,8 milioni
di metri cubi a scomputo della realizzazione del prolungamento
della linea A della metropolitana da Anagnina a Romanina, fermata
prevista nel cuore della centralit&#224;. Questa cementificazione &#232;
intollerabile per la Comunit&#224; Territoriale che cerca di resistere agli
interessi del costruttore e della giunta capitolina.
Questo caso costituisce il progetto simbolo delle grandi
trasformazioni urbane sull'area e pu&#242; essere letto come nodo di
relazione tra soggetto pubblico, soggetto collettivo e soggetto
privato.
Lo studio racconta come a partire dal Nuovo Piano Regolatore
Generale di Roma nel Decimo Municipio si siano attivate energie
capaci di superare la logica localista tradizionalmente
caratterizzante i Comitati di Quartiere.
La Comunit&#224; Territoriale ha avviato un'esperienza peculiare che
in questo periodo si sta estendendo ad altre realt&#224; territoriali (per
esempio la rete del quarto Municipio) e tende a sua volta a
collegarsi con altri raggruppamenti nati intorno a istanze specifiche
come la rete contro il progetto di raddoppio del GRA.
Lo studio ipotizza la nascita di una nuova e diversa stagione per
la partecipazione, che si affianca ai percorsi partecipativi diretti e
consolidati e gestiti dai soggetti titolari pubblici o privati delle
singole trasformazioni. Sembra infatti che una diversa
consapevolezza dei territori sia cresciuta e si sia agglutinata intorno
alla Comunit&#224; Territoriale, che nel tempo &#232; divenuta in grado di
interagire a diversi livelli, sia direttamente con le popolazioni e gli
abitanti, proponendosi come cassa di risonanza e struttura di
monitoraggio delle trasformazioni in atto, sia con i diversi livelli
istituzionali. Non solo in forma conservativa dunque, ma anche
propositiva. Come scrive infatti Mara Cossu: &#8220;Questa
partecipazione attiva non aspetta che il soggetto pubblico o privato
arrivi a proporre una trasformazione, ma si muove per diffondere
una propria visione del territorio, presentando proposte e attivando
per quanto possibile le popolazioni, anche attraverso la
coniugazione tra istanze microlocali e problematiche di scala ampia,
sapendo stimolare l'interesse del singolo per riportarlo su questioni
complessive&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;I consorzi di auto recupero e l'urbanistica contrattata a
Morena e Centroni&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nati sul finire degli anni novanta come risposta innovativa al
problema della gestione dei processi di infrastrutturazione delle
borgate abusive, i consorzi hanno rappresentato il convergere di
temi diversi e in certa misura opposta fra quelli oggetto in anni
recenti della ricerca urbana e delle politiche urbane. Da un lato a
essere al centro dell'esperienza dei consorzi sta il tema pi&#249;
tradizionale della partecipazione ai processi decisionali in ambito
urbanistico e dall'altro quello del coinvolgimento diretto,
nell'ambito di questi, degli interessi privati e della propriet&#224; diffusa.
Coniugando questi due temi in modo irrituale, i consorzi hanno
promosso forme di partecipazione diretta dei singoli proprietari alla
costruzione della citt&#224; pubblica in contesti, quelli dell'abusivismo di
massa delle borgate romane, caratterizzati come evidente da un
forte deficit di infrastrutturazione pubblica sia primaria sia
secondaria. Per mezzo del versamento degli oneri di urbanizzazione
dovuti all'amministrazione comunale nell'ambito dei programmi di
regolarizzazione degli abusi edilizi nelle casse di organismi ad hoc &#8211;
per l'appunto, i consorzi di autorecupero &#8211; i proprietari coinvolti
hanno formulato e implementato priorit&#224; infrastrutturali che nella
gran parte dei casi hanno riguardato gli ambiti primari: opere
stradali, fognarie e relative alle reti, verde pubblico. Nel testo sono
considerati i casi di due consorzi di autorecupero che insistono nel
territorio del Decimo municipio - quelli operanti nelle aree di
Morena e di Centroni - che, strettamente associati ai rispettivi
comitati di quartiere, hanno prodotto nel corso degli anni duemila
nuove opere infrastrutturali primarie negli ambiti di riferimento.
Dei consorzi e dei comitati sono restituiti l'agenda, le modalit&#224; di
funzionamento e i programmi realizzati; dei loro leader &#232; restituita
la percezione del ruolo di questi organismi e dei limiti di cui sono
stati oggetto. Complessivamente, si rivela come l'esperienza dei
consorzi abbia espresso solo parzialmente le proprie potenzialit&#224; in
un quadro caratterizzato dalla scarsit&#224; del capitale sociale e
culturale accumulato nei contesti delle borgate e dall'altro per la
debolezza &#8211; in termini di capacit&#224; complessive &#8211; del governo
urbano. Il valore di queste esperienze &#232; risultato senza dubbio
limitato dal suo esclusivo riferimento &#8211; nel caso dei due consorzi
trattati - alle opere primarie e dall'assenza di modalit&#224; di gestione
innovative delle opere realizzate. Il potenziale innovativo
rappresentato dal binomio propriet&#224; e partecipazione &#8211; che si
presterebbe a pi&#249; di un argomento critico &#8211; pare essere stato solo in
parte realizzato: una nuova fase del governo urbano dovrebbe
quindi procedere ad una rivisitazione di questi strumenti.
Le imprese sociali formali e informali in Decimo municipio
In questa ricerca, useremo il termine impresa sociale in modo
estensivo, cio&#232; che non risponde pedissequamente alla legge n.
118/05, per riferirci a quei soggetti operanti sul territorio del
Decimo e che trasformano il territorio attraverso relazioni sociali
dense di significato.
Sinteticamente definiamo l'impresa sociale come noncapitalistica,
che sceglie di offrire beni comuni e di impiegare in
maniera non privatistica tutti gli eventuali profitti.
Volendo schematizzare, possiamo dire che in Decimo esistono
oggi sostanzialmente due tipologie di imprese sociali, quelle formali
e quelle informali13.
L'impresa formale comprende le cooperative sociali storiche
presenti sul territorio da oltre un trentennio, ( Cecilia, Consorzio
Bastiani, Cantieri Sociali, La citt&#224; dei Mestieri e la New Horizonts che
fanno parte del Consorzio nazionale Solco). Il sistema di servizi
sociali proposto dalle imprese formali rientra nello schema tipico di
offerta di servizi alla persona erogati da tre decenni dalle
cooperative sociali. L'ente gestore (la cooperativa) riceve la
commessa pubblica che, in regime di esternalizzazione &#8211; secondo la
L.328/00 &#8211; subappalta i servizi. I servizi sono quelli fondamentali
rivolti a un'utenza suddivisa in categorie sociali: anziani, minori,
disabili, disagiati, poveri. Le imprese sociali &#8220;formali&#8221; si rivolgono
quindi a utenze specifiche, confinate entro schemi predefiniti e
procedure rigidamente codificate. Operare all'interno del circuito
istituzionale e funzionare con dinamiche tipiche delle istituzioni
(sede e orario di lavoro prestabiliti, contratti di lavoro, interventi
standardizzati) sono caratteristiche dell'impresa sociale formale che
&#232; composta da professionisti e tecnici (operatori sociali, educatori,
assistenti sociali con tanto di ordine professionale nazionale e
regionale, ma anche da ragionieri, contabili, presidenti, manager)
che prestano la propria opera in cambio di salario.
Definiamo la seconda tipologia di impresa sociale incontrata sul
territorio del Decimo municipio &#8220;informale&#8221; (anche se, come
vedremo, questa ha saputo progredire e sviluppare rapporti
istituzionali stabili e continuativi) che &#232; caratterizzata &#8211; in questo
contesto &#8211; dalla creativit&#224;, dall'innovazione, dalla sperimentazione
nonch&#233; connotata politicamente, nel senso che la matrice politica
assume un importanza centrale e condiziona le scelte e le azioni. In
luogo del salario, nell'impresa sociale informale si parla di auto
reddito, alla prestazione lavorativa (con un orario, un luogo, delle
mansioni specifiche, pure presenti in quelle attivit&#224; volte al
guadagno economico), qui si affianca l'appartenenza e la militanza
politica &#8211; che &#232; cosa diversa dal volontariato - e la pratica del lavoro
di gruppo e delle scelte collettive.
L'impresa informale crea un tipo di relazione non
istituzionalmente codificata (operatore/utente, datore di lavoro/
prestatore d'opera) e soprattutto non si rivolge a un target
predefinito, quindi, come abbiamo visto, a categorie sociali e, anzi,
parte delle sue risorse, sono dedicate alla ricerca, su un territorio
circoscritto, di persone da coinvolgere in quel &#8220;discorso politico&#8221; da
portare avanti congiuntamente. In questo senso l'impresa sociale
informale &#232; aggregativa e partecipativa.
Di questa tipologia di impresa fanno parte, a diverso titolo, il
centro sociale Corto Circuito, lo Spartaco, Garage Zero, LuchaySestia.
Tutte realt&#224; che si basano su strategie diversificate di guadagno
(sovvenzioni popolari, auto reddito, performance, raccolta fondi).&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Non pi&#249;, non ancora. Proposte per Quirinale e governo</title>
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		<dc:date>2013-04-13T11:23:44Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Walter Tocci</dc:creator>



		<description>Non viviamo tempi normali. Almeno su questo ci dovrebbe essere ampio accordo tra noi. Il vecchio mondo &#232; ormai esaurito e il nuovo non sappiamo come sar&#224;. Il momento sospeso tra il non pi&#249; e il non ancora &#232; il pi&#249; adatto a dare un nuovo senso delle cose. Le elezioni hanno certificato la fine della Seconda Repubblica: i due poli hanno perso quasi dieci milioni di voti; le ricette economiche mainstream suscitano la rivolta di imprenditori, lavoratori e disoccupati; la promessa di riforma (...)

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&lt;a href="http://www.centroriformastato.org/crs2/spip.php?rubrique134" rel="directory"&gt;Uscire dalla crisi politica&lt;/a&gt;


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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Non viviamo tempi normali. Almeno su questo ci dovrebbe essere ampio accordo tra noi. Il vecchio mondo &#232; ormai esaurito e il nuovo non sappiamo come sar&#224;. Il momento sospeso tra il non pi&#249; e il non ancora &#232; il pi&#249; adatto a dare un nuovo senso delle cose.
Le elezioni hanno certificato la fine della Seconda Repubblica: i due poli hanno perso quasi dieci milioni di voti; le ricette economiche mainstream suscitano la rivolta di imprenditori, lavoratori e disoccupati; la promessa di riforma istituzionale ha prodotto finora solo disordine nello Stato. Il 24 Febbraio abbiamo avuto l'occasione di uscire a sinistra dalla crisi. Abbiamo mancato clamorosamente l'obiettivo. Il sistema politico &#232; come un macigno che dopo essere rotolato nel pendio della montagna si &#232; fermato in bilico su un crepaccio. Sono possibili solo due iniziative. O lo riportiamo a monte mettendolo in sicurezza o lo facciamo cadere e cerchiamo un'altra pietra angolare su cui edificare la Terza Repubblica. Non si pu&#242; rimanere a guardare il macigno, come abbiamo fatto in questo mese con la linea mediana che non graffia all'esterno e non &#232; neppure condivisa pienamente all'interno. Anzi, un chiarimento sincero sarebbe salutare.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Quelli di noi che vogliono riportare il masso a monte hanno molte ragioni. Ascolto tanti amici che vorrebbero fare l'accordo politico o istituzionale con il PDL e usano argomenti che ci appaiono naturali proprio perch&#233; seguono la logica del vecchio mondo che abbiamo frequentato nel ventennio. Tutti i nostri leader, tranne Prodi, hanno tentato quell'accordo senza riuscirci: prima D'Alema con la Bicamerale, poi Veltroni con l'accordo fallito sulla legge elettorale nel 2007 e infine Bersani che ha confermato Monti anche quando, gi&#224; nella scorsa estate, non governava pi&#249; il Paese. Questo tempo supplementare &#232; servito a Grillo per crescere e al Cavaliere per presentarsi alle elezioni come oppositore, con una magia perfettamente riuscita. Fino a quando abuseremo della nostra ingenuit&#224;? Pensiamo di evitare il prossimo trucco mettendo a capo della commissione istituzionale un amico del Prestigiatore? Si dice che non dobbiamo criminalizzare Berlusconi. &#200; giusto, non c'&#232; ragione di rubargli il mestiere, ragioniamo freddamente. Ha perso sei milioni di voti e conserva il consenso di circa il 15% degli italiani, ma non ha alcuna strategia per il futuro. Se non fa l'accordo con noi la sua leadership verr&#224; messa in discussione, come gi&#224; &#232; successo qualche mese fa. Ogni volta che si &#232; trovato con l'acqua alla gola ha fatto la persona educata. Si dice che dobbiamo rispettare gli elettori di centrodestra, magari anche i nostri, ma comunque &#232; giusto. Essi hanno espresso il disagio votando per lo pi&#249; liste non Pdl o astenendosi. Dobbiamo, quindi, non solo rispettarli ma aiutarli a liberarsi di un personaggio che gli storici del futuro dimostreranno quanto ha danneggiato la stessa destra italiana.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Questa &#232; la seconda possibilit&#224;, dare una spinta finale al macigno. Finch&#233; rimane in bilico non si pu&#242; costruire niente di nuovo. Se non si chiude definitivamente la Seconda Repubblica non pu&#242; nascere una nuova stagione. Avevamo cominciato bene con l'elezione dei Presidenti di Camera e Senato, ma poi la paura di vincere ci ha piegato le gambe. E invece dovremmo seguire lo stesso metodo per il Quirinale. Si dice che ci vuole un presidente di garanzia ed &#232; giusto. Ma la garanzia non pu&#242; consistere nel proteggere il vecchio mondo politico che tramonta bens&#236; nell'aiutare il nuovo che deve ancora sorgere. Si auspica un'ampia intesa, ma curiosamente viene ricercata solo tra i partiti, dimenticando che la met&#224; dell'elettorato non li ha votati, mostrando anche disprezzo. La pacificazione nazionale bisogna cercarla con tutti, anche con chi &#232; fuori dal gioco politico, se non vogliamo che ci rimanga.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La vera garanzia &#232; una rottura col passato. Una donna al Quirinale proprio perch&#233; mai eletta prima. Oppure un ex-presidente di organi di garanzia, come Rodot&#224; o Zagrebelsky, per ritrovare la sovranit&#224; della Legge troppo a lungo piegata in alto e in basso dall'arbitrio di pochi. Oppure Romano Prodi, rimasto vittima di atti eversivi, come le infamie di Telekom-Serbia e la compravendita di parlamentari, che in altri paesi avrebbero condotto in rovina i responsabili. Sono solo esempi per dire che da certe scelte sul Quirinale pu&#242; nascere un clima molto pi&#249; favorevole al governo di cambiamento che andiamo cercando. E a quel punto si potrebbe tentare di mettere davvero alle strette Grillo, che &#232; certamente un comico non meno inquietante di Berlusconi, entrambi espressioni dell'invenzione maligna che ricorre nella storia italiana, ma, seguendo Machiavelli, o si scioglie l'avversario o si tratta. Finora non abbiamo trovato la misura giusta, oscillando tra poco dignitose disponibilit&#224;, come l'incontro in streaming, e inutili strali sul populismo. Occorrono scelte concrete che costringano il movimento Cinque Stelle nel dilemma tra contribuire positivamente o perdere i consensi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Bersani rimane il nostro candidato ma egli stesso, da persona generosa quale &#232; sempre stata, non esclude altre soluzioni. Per liberare Milano rinunci&#242; a salire sul palco facendo vincere Pisapia e disse che il Pd &#232; un'infrastruttura per il cambiamento. Anche oggi una personalit&#224; autorevole del centrosinistra, non necessariamente di partito, sarebbe una proposta dirimente. O fa il governo o aumenta i voti alle prossime elezioni.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Io dico il dubbio. Dialogo con Pietro Ingrao su poesia e politica</title>
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		<dc:date>2013-04-10T10:20:44Z</dc:date>
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		<description>Questo &#232; un dialogo tra Maria Luisa Boccia, Alberto Olivetti e Pietro Ingrao pubblicato sul Manifesto del 29/03/201o e ora contenuto nel volume &quot;Indignarsi non basta&quot; (Aliberti Editore, 2011, pp. 43-55). Parliamo del legame tra il modo in cui Pietro Ingrao ha pensato e fatto politica e la sua scrittura poetica. A partire dai testi poetici riprendiamo il discorso su quella che Ingrao chiama la pratica del dubbio. Pietro: &#200; una dimensione essenziale che sta al centro della mia esperienza. Se (...)

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&lt;a href="http://www.centroriformastato.org/crs2/spip.php?rubrique33" rel="directory"&gt;Archivio Ingrao&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.centroriformastato.org/crs2/IMG/arton478.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width='96' height='150' class='spip_logos' style='height:150px;width:96px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Questo &#232; un dialogo tra Maria Luisa Boccia, Alberto Olivetti e Pietro Ingrao pubblicato sul Manifesto del 29/03/201o e ora contenuto nel volume &quot;Indignarsi non basta&quot; (Aliberti Editore, 2011, pp. 43-55).&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Parliamo del legame tra il modo in cui Pietro Ingrao ha pensato e fatto politica e la sua scrittura poetica. A partire dai testi poetici riprendiamo il discorso su quella che Ingrao chiama la pratica del dubbio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pietro: &#200; una dimensione essenziale che sta al centro della mia esperienza. Se dovessi dare una definizione di me stesso, la prima cosa che direi &#232;: la pratica del dubbio. Penso che &#232; una delle poche cose che ho realizzato. Mi differenzia moltissimo da molti dei miei compagni. &#200; quello che salvo di me, ma anche quello su cui sono stato poco compreso.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alberto: Ricorri alla forma poetica per compiere un esame critico dell'accaduto. Non impieghi solo la ricostruzione storica, la testimonianza, la riflessione teorica. La poesia ti si presenta pi&#249; capace di pensiero? In questo senso la cifra poetica fa parte della pratica del dubbio?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pietro: Mi rivolgo alla poesia per dare tutta la polivalenza dell'esperienza umana, la combinazione dei miei interessi e delle mie passioni. Non solo la narrazione prosastica di quello che abbiamo fatto, ma la risonanza interiore, che ha accompagnato il mio cammino. Questo d&#224; la poesia. La combinazione fra il contenuto della parola, la sua risonanza metrica, la sua allusivit&#224;, per cui dice e non dice. Aggiungo l'emozione che a me ha dato sempre la cadenza musicale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alberto: La musica &#232; per te un orizzonte permanente, una scansione del pensiero e della parola. La frase, la proposizione che costruisce il ragionamento.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pietro: Persino con un'aspirazione - non affrontata - alla musica suonata. L'accoppiamento delle parole deve per me continuamente riprodurre un elemento allusivo, 'musicale', che dilata il senso della parola stessa e lo articola, lo sviluppa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alberto: Tu per vent'anni ti dedichi con assiduit&#224; alla poesia.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pietro: Per dire cose che non si possono dire in altro modo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Maria Luisa: Il dubbio dei vincitori si stampa nel 1986. Nel 1994 la seconda raccolta, L'alta febbre del fare, &#232; pubblicata nello Specchio di Mondadori; un terzo volume, Variazioni serali, esce presso il Saggiatore nel 2000. Al centro di quegli anni sta, come il mozzo di una ruota, il 1989. Ti sei poi raccontato in Volevo la luna, che Einaudi pubblica nel 2006. Da alcuni questo fu ritenuto un titolo poco felice. Scritto dopo la sconfitta, sembrava dire lo scacco di un visionario, di un utopista. Una volta, Pietro, mi hai detto: &#171;se parliamo di fare il possibile, sono capaci tutti&#187;. Il compito della politica &#232; pensare l'impossibile. Solo se pensi l'impossibile hai la misura di quello che puoi cambiare. Per te la pratica del dubbio &#232; un criterio per il fare, un'altra misura del realismo in politica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alberto: Volevo la luna. La poesia &#171;Vocabolari&#187; che apre Variazioni serali dice: &#171;La luna &#232; uno spento/cratere di sale/deserto alla vita, la luna/&#232; un fiato un velo// che travalica in soglie le goffe/pianure della incatenata/terra, la luna//&#232; solo un assurdo silenzio/una fuga deposta,/un brullo pensiero che bussa/ in cerca di un nome.//La luna &#232; il crollo, l'erranza&#187;. Non sembrerebbero conciliarsi l'erranza e il crollo. Come si coniugano?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pietro: Per me questa &#232; la domanda sul polisenso. La luna mi rimanda sensazioni dell'infanzia, come io l'ho vista a Lenola, con quei cieli, quelle notti, quelle luci. Mi ricordo, dalla stanza dove dormo adesso, il sorgere della luna su un fianco dell'Appiolo. Come veniva rotto lo stellato dalla realt&#224; lunare che, per me, prendeva tutta la allusivit&#224; che la luna ha avuto sempre: &#171;Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,/silenz&#239;osa luna?&#187;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alberto: Ho l'impressione, per le questioni richiamate da Maria Luisa, che l'immagine della luna si accordi bene con la pratica del dubbio che tu rivendichi. Non ti sembra singolare che un uomo del Novecento, un comunista, pensi la luna in questi termini? Nella retorica del comunismo &#232; il sole, non la luna, che illumina le verit&#224; indubitabili che si instaureranno. Tu contrapponi la luna e il dubbio alle certezze del sole dell'avvenire.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Maria Luisa: Sei uno strano comunista, lunare non solare, un tratto femminile piuttosto che virile.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pietro: S&#236;. Io dico il dubbio.Insomma il leninismo &#232; un'altra cosa. E tuttavia a lungo mi sono portato un'immagine nella mente. A un certo momento mi sarei trovato in prima fila in una schiera di fronte al nemico. Si produceva, pur se in altro modo, quello che era successo nel '17: lo scontro e, nello scontro, noi comunisti prendevamo tutto nelle nostre mani. Invece questo non si &#232; realizzato.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Maria Luisa: Mi colpisce molto. Tu hai avuto un'altra esperienza, sei stato molto attento alla complessit&#224; della lotta politica, eppure ti portavi dentro un'immagine risolutiva elementare: quella dell' &#171;urto finale&#187;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pietro: E l'illusione che nell'urto finale si ritrovi la nettezza dello scontro e lo spazio della vittoria. Non funziona, non &#232; accaduto cos&#236;. Le cose vanno in altra maniera. La condizione umana convive sempre con un elemento di casualit&#224;, di 'fantastico'. Un fiume senza bandiere e senza sponde.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alberto: Un tono postumo, dopo la premonizione e l'assunzione della sconfitta, contrassegna la raccolta de L'alta febbre del fare. Essere sospinti, senza una direzione precisa e senza un confine. In una poesia intitolata &#171;Conflitti (II)&#187; ricorri alla metafora d'un mare magno della mente che va e sparge &#171;incrostati relitti&#187;. Relitto, una parola fondamentale della contemporaneit&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pietro: In Moby Dick, Ismaele, prima di imbarcarsi, legge nella Cappella del Baleniere a New Bedford: &#171;Consacrato alla memoria di John Talbot che a diciott'anni si perd&#233; nel mare vicino all'Isola della Desolazione al largo della Patagonia il 10 novembre 1836. Questa lapide alla memoria la sorella pose&#187;. Una lapide molto bella, a me ha sempre fatto molta impressione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Maria Luisa: Vorrei ci soffermassimo su &#171;Canto dell'educazione&#187;. Nel titolo dichiari una intenzione didascalica, alla Brecht. Ma il testo mi pare lontano da una piana pedagogia: Non si vide levarsi in volo/le mosche.//Si mangiava regolarmente/in piedi, le narici in silenzio. E il grande sonno/ascendere dall'unghia, adattarsi il sesso, come/dall'uno all'altro polo/la ghirlanda delle autostrade./Tale dolce zuppa di cane/sulla tiepida tovaglia.//C'&#232; un organo nella chiesa./Non saprete mai/che dolcezza spande/a incantate formiche, vocate/a perseguirsi nella rupe dell'altare.//E un passo d'ape: cos&#236; calmo, lento, inesorabile.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pietro: &#200; l'intreccio del vivere, non c'&#232; mai una ricostruzione logica e razionale di quello che succede. &#171;Il sonno che ascende dall'unghia&#187;: pensa la bizzarria di un tale evento. Il sonno piuttosto te lo figuri che muove dalla testa, fantasia inafferrabile. E invece... La stessa invenzione a sorpresa mettere la zuppa di cane sulla tovaglia. E' tutto un incrocio di eventi profondamente differenti e incomunicabili l'uno con l'altro e che, invece, si combinano come una qualche invenzione curiosa e straordinaria.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alberto: In un distico perentorio come un monogramma, dodicesimo componimento de Il dubbio dei vincitori, dici: &#171;Pensammo una torre./Scavammo nella polvere&#187;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pietro: Il progetto fallito. C'&#232; la sconfitta del leninismo. Voglio registrare chiaramente la sconfitta. Questo &#232; uno dei punti del mio pensiero. Siamo stati al centro di una grande opera, di una grande vicenda, ma siamo stati sconfitti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Maria Luisa: Ancora. Ci interessa il filo comune, la trama che lega i testi. Tra le poesie di quella tua prima raccolta leggo versi come: &#171;Mordi musica. Grida/il desiderio deriso: le fragili comunioni./Leva in alto la sconfitta&#187;. Una poesia che rivela, credo, come tu intendi la pratica del dubbio. Non dici la sconfitta mi schiaccia a terra, mi fa piegare in basso. &#171;Leva in alto la sconfitta&#187; perch&#233; si pu&#242; ripartire a patto di mettere in dubbio il progetto perseguito e non realizzato.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pietro: Della sconfitta voglio dare tutta l'emozione umana e chiedo aiuto alla poesia: &#171;mordi musica&#187;, l'atto del mordere combinato con la leggerezza, l'impalpabilit&#224;. Esalto il nostro &#171;desiderio deriso&#187;, &#171;le fragili comunioni&#187; ovvero gli incontri umani che non hanno retto. La fierezza della nostra aspirazione&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alberto: Tu metteresti vicino questo &#171;leva in alto la sconfitta&#187; - che &#232; un gesto di orgoglio e di intensit&#224;, ma anche di forza e di intatta energia - con la metafora della torre? Levare in alto la sconfitta. La torre sarebbe stata la vittoria, ma la sconfitta ha in s&#233; un elemento di elevazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pietro: Le poesie che abbiamo letto e commentato sono l'opposto della apologetica sovietica e anche di quella togliattiana.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Maria Luisa: Non solo dell'apologetica. Anche di un modo che, quando la sconfitta si &#232; dispiegata e nessuno poteva ignorarla, intendeva tuttavia riaffermare come giuste le analisi da cui quel progetto partiva e le forme per realizzarlo, senza metterle in dubbio, cio&#232; senza accettare la sconfitta. Tu proponi un'altra strada.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alberto: La pratica del dubbio trova nella fragilit&#224; una qualit&#224; che diviene stabile, n&#233; vinta e n&#233; smarrita: &#171;Invitta fragilit&#224;/come lo gridi al mondo/fiore inzuppato di viola/come al vento tremando/dispieghi il tuo emblema&#187;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pietro: Qui &#232; l'emozione della lotta politica, della vicenda che ho vissuto, quel percorso poi finito nella amarezza. &#171;Invitta fragilit&#224;&#187;: c'&#232; questo doppio significato. &#171;Come lo gridi al mondo&#187;: come lo esalti, almeno dentro di me. &#171;Fiore inzuppato di viola&#187;: qui c'&#232; un po' di estetismo, mi persuade fino ad un certo punto. &#171;Come al vento tremando&#187;: il vento &#232; la tempesta. Tremare, c'&#232; la paura. Ma, comunque, tieni, fragilit&#224;, dispieghi la tua bandiera.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>La doppietta del Presidente</title>
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		<dc:date>2013-04-10T07:54:57Z</dc:date>
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		<dc:creator>Ida Dominijanni</dc:creator>



		<description>Riepilogando. Dopo avere officiato nell'autunno del 2011 la resa della politica alle ragioni dell'economia insediando il governo tecnico di Monti sulle ceneri di Berlusconi ed evitando il ricorso alle urne, oggi il Presidente della Repubblica replica insediando i saggi (e resuscitando Berlusconi) sulle ceneri dei tecnici, ed evitando il ritorno alle urne. Nel 2011 fu su decisione dei mercati e dietro ingiunzione dello spread; oggi pare sia stato su consiglio del presidente della Bce, (...)

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&lt;a href="http://www.centroriformastato.org/crs2/spip.php?rubrique134" rel="directory"&gt;Uscire dalla crisi politica&lt;/a&gt;


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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Riepilogando. Dopo avere officiato nell'autunno del 2011 la resa della politica alle ragioni dell'economia insediando il governo tecnico di Monti sulle ceneri di Berlusconi ed evitando il ricorso alle urne, oggi il Presidente della Repubblica replica insediando i saggi (e resuscitando Berlusconi) sulle ceneri dei tecnici, ed evitando il ritorno alle urne. Nel 2011 fu su decisione dei mercati e dietro ingiunzione dello spread; oggi pare sia stato su consiglio del presidente della Bce, preoccupato per le reazioni dei mercati e dello spread alle eventuali dimissioni del capo dello Stato. Errare &#232; umano, dice il proverbio, perseverare &#232; diabolico: se uno stato d'eccezione tira l'altro, si sa gi&#224; che fine fanno la democrazia e la Costituzione di cui Napolitano sarebbe il supremo garante. Le cose, peraltro, non si ripetono mai identiche, semmai peggiorano. Nel 2011 l'opinione pubblica italiana al gran completo, salvo sparutissime eccezioni, si bevve la favola dei tecnici salvatori dei conti e della patria; oggi che quella decina di maschi presunti saggi possa salvare qualcosa non lo crede nessuno. Eppure tutti abbozzano, perch&#233; del supremo garante non si pu&#242; dubitare, e perch&#233; ci stiamo abituando a essere una democrazia commissariata, o dai comici o dai tecnici o dai comici e dai tecnici (l'inserimento nella decina di alcuni politici la cui isterica non-saggezza &#232; stranota, vedi Quagliariello sul caso Englaro, rende il lato comico solo pi&#249; patetico). Il tutto sotto l'insegna dell'unit&#224; nazionale, che al presidente della Repubblica sta a cuore fin dai tempi del Pci. Solo che il Pci non c'&#232; pi&#249;, e grazie alla doppietta 2012-2013 &#232; diventato superfluo pure il Pd (gli errori tattici di Bersani ora si capiscono meglio: erano tentativi di sottrarsi a una morsa mortale). Monti invece, che superfluo era stato reso dalle urne, resta in sella, non essendo mai stato, dice il Presidente, sfiduciato dalle camere: ma come avrebbe potuto esserlo, se quando si dimise alle camere non fu rinviato? Un'eccezione tira l'altra, ed eccoci qua. Aveva ragione il Presidente: nel 2011 le elezioni erano inutili, ed era tanto vero che sono state inutili anche quelle del 2013.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
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		<title>La soluzione resta una sola: il voto di fiducia del Parlamento</title>
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		<dc:date>2013-04-10T07:50:24Z</dc:date>
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		<dc:creator>Michele Prospero</dc:creator>



		<description>Da l'Unit&#224; del 2 aprile 2013 &#200; vero che laconica &#232; la Costituzione sui poteri presidenziali nella risoluzione della crisi e nella gestione dei passaggi formali che vanno dalla designazione alla nomina del presidente incaricato. &#200; altrettanto appurato che il ruolo del Capo dello Stato negli anni &#232; transitato da una statica garanzia passiva ad una pi&#249; dinamica garanzia attiva, con una maggiore influenza nel procedimento di formazione dei governi. E tuttavia alcuni solidi paletti resistono. In uno (...)

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&lt;a href="http://www.centroriformastato.org/crs2/spip.php?rubrique134" rel="directory"&gt;Uscire dalla crisi politica&lt;/a&gt;


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		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Da l'Unit&#224; del 2 aprile 2013&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&#200; vero che laconica &#232; la Costituzione sui poteri presidenziali nella risoluzione della crisi e nella gestione dei passaggi formali che vanno dalla designazione alla nomina del presidente incaricato. &#200; altrettanto appurato che il ruolo del Capo dello Stato negli anni &#232; transitato da una statica garanzia passiva ad una pi&#249; dinamica garanzia attiva, con una maggiore influenza nel procedimento di formazione dei governi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E tuttavia alcuni solidi paletti resistono. In uno studio sulla natura giuridica dell'incarico, Pietro Virga gi&#224; nel 1948 ammoniva: &#171;&#200; da escludersi che il Capo dello Stato debba fissare alcuni punti programmatici e risolvere le crisi in base all'adesione o meno dei vari candidati ai principi da esso predeterminati. &#200; pure da escludere che il presidente della Repubblica possa prefissare all'uomo incaricato per la formazione del gabinetto limiti di programmi e di struttura&#187;.
Il presidente &#171;programmante&#187; immetterebbe nel sistema istituzionale dei vincoli di natura sostanziale, in contrasto con il regime parlamentare. La decisione di istituire due informali gruppi di esperti, con il compito di negoziare un programma destinato al futuro incaricato di formare il governo, si presta per questo a valutazioni critiche.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Se il comitato &#232; solo ricognitivo, il ricorso ai saggi rischia di intralciare la risoluzione di nodi che spetta solo alla politica sciogliere. Il Quirinale ha considerato &#171;non risolutivo&#187; l'incarico a Bersani, che per&#242; non ha mai rinunciato al (pre) mandato ricevuto. E del resto, nei suoi confronti (e dell'opinione pubblica), non &#232; stato adottato alcun formale atto. L'ambiguit&#224; della non decisione non pu&#242; per&#242; dominare nelle inderogabili scelte presidenziali, che sono indispensabili per assicurare la piena funzionalit&#224; degli organi costituzionali della Repubblica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'impedimento nel tragitto pi&#249; efficace (la verifica dei numeri di Bersani in Parlamento) rischia di produrre alterazioni illogiche e rigidit&#224; politiche. I tempi per la nascita del governo non possono diventare oggetto di contese, contrattazioni, giochi, rinvii. Non si &#232; mai verificato nella vicenda repubblicana che trascorressero mesi dal voto senza che alcun incarico venisse conferito. E non &#232; un caso. Tutti hanno sempre ritenuto pericolosi gli inadempimenti di essenziali obblighi di natura costituzionale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il tripolarismo paralizzato uscito dal voto non pu&#242; affossare i tempi stringenti per dare vita al governo. La gravit&#224; del momento si evince dal fatto che, mentre con la convocazione degli esperti il nuovo governo viene consegnato al futuro, c'&#232; il bisogno di rimarcare l'operativit&#224; residua dell'ex governo tecnico, diventato nel frattempo politico (con la partecipazione di Monti al voto) e, seppure non sfiduciato, in minoranza al Senato, per la fine del sostegno del Pdl. Mentre gli osservatori demonizzano il governo di minoranza a guida Bersani, proprio il governo di minoranza e di partito (Monti) opera gi&#224;. Si rischia persino il paradosso, in caso di evenienze e mancati incarichi, che questo governo possa gestire le seconde elezioni anticipate consecutive.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Rischiosa pu&#242; essere anche l'inversione rispetto al circuito costituzionale normale, quello per cui l'incaricato si procura il sostegno dei partiti e d&#224; senso ad un programma condiviso. Questo non &#232; certamente nelle intenzioni del presidente, ma non vorremmo che qualcuno pensasse che ora &#232; il programma, predefinito sia pure informalmente dai &#171;saggi&#187;, a darsi un eventuale capo del governo. Oppure che si possa proseguire a lungo con il non-governo attuale (che non pu&#242; presentare disegni di legge, attuare leggi delegate con decreti legislativi, promuovere riforme, trattati).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La via maestra per tentare di dipanare la matassa rimane l'invio di Bersani in aula, per verificare proprio l&#236; il senso di responsabilit&#224; della classe politica. &#200; solo in Parlamento che si snidano le opposizioni antisistema e si scoprono le strane convergenze in maggioranze negative dei poli estremi. Una eventuale sfiducia a Bersani, peraltro, non porterebbe all'automatico scioglimento delle Camere.
Anche nel 1953 De Gasperi, ad inizio legislatura, non ottenne i voti e per&#242; non furono convocate nuove elezioni. Il temuto carattere raccogliticcio dei numeri a Palazzo Madama non pu&#242; diventare un pretesto preventivo per bloccare la incerta dialettica parlamentare. Solo dopo la fiducia &#232; prevedibile la difficile maturazione di condizioni politiche pi&#249; solide. Il ripristino della regola continua a sembrarci pi&#249; efficace dell'avventurarsi nel sentiero dell'eccezione.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Sinistra, non si cavalca uno tsunami</title>
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		<dc:date>2013-04-10T07:43:58Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Mario Tronti</dc:creator>



		<description>Da l'Unit&#224; del 4 aprile 2013 Vediamo. Intanto riassumiamo. Perch&#233; c'&#232; un percorso da ricostruire: molto eloquente e che fa chiarezza. C'&#232; stata una lunga campagna elettorale, durata per tutto il tempo del governo Monti in carica. Le elezioni, anticipate, erano infatti all'ordine del giorno al momento della caduta rovinosa del governo Berlusconi. Non furono concesse. Da quelle sarebbe uscita con tutta probabilit&#224; una maggioranza certa, con governabilit&#224; assicurata per cinque anni. Magari con una (...)

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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.centroriformastato.org/crs2/IMG/arton475.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width='150' height='102' class='spip_logos' style='height:102px;width:150px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Da l'Unit&#224; del 4 aprile 2013&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Vediamo. Intanto riassumiamo. Perch&#233; c'&#232; un percorso da ricostruire: molto eloquente e che fa chiarezza. C'&#232; stata una lunga campagna elettorale, durata per tutto il tempo del governo Monti in carica. Le elezioni, anticipate, erano infatti all'ordine del giorno al momento della caduta rovinosa del governo Berlusconi. Non furono concesse. Da quelle sarebbe uscita con tutta probabilit&#224; una maggioranza certa, con governabilit&#224; assicurata per cinque anni. Magari con una manovra di salvataggio senza massacro sociale. Cominci&#242; invece un balletto, con una musica in crescendo fino al 24 febbraio ultimo scorso. Lo scenario: da una parte una forza politica destinata ad assumere il governo del paese, dall'altra tutte le altre forze politiche, e annessi moVimenti, intente a impedire, o a limitare, o ad azzoppare, con tutti i mezzi, quella soluzione. Operazione infine riuscita.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;	Operazione, per&#242;, riuscita a met&#224;. Perch&#233; dalle elezioni esce un centro-sinistra con una maggioranza assoluta alla Camera e una maggioranza relativa al Senato. Il pericolo dunque, di una sinistra in qualche modo al governo era ancora presente. Di qui, la seconda fase della manovra di ostruzione da opporre a questa eventualit&#224;. Un governo di minoranza era possibile. I precedenti ci sono e la Carta costituzionale non chiede una maggioranza assoluta per la fiducia al governo. La coalizione di centro-sinistra aveva diritto e dovere di andare in Parlamento a presentare la sua proposta di governo. E bene ha fatto Bersani a chiedere con determinazione questo passaggio. Non &#232; stato concesso. A mio parere la proposta del governo di minoranza, monocolore, non di legislatura, ma nemmeno di emergenza, in carica solo per mettere mano ad alcune urgenze politico-istituzionali ed economico-sociali, andava presentata da subito all'intero arco delle forze politiche, con la premessa di un accordo sulle cariche istituzionali, la presidenza di Commissioni, e il progetto, giusto, del doppio registro.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;	Questa era l'iniziativa che spettava a chi, indicato dalle primarie, aveva condotto la campagna elettorale e vinto appena di misura nel voto. A mancare l'obiettivo pieno non &#232; stato Bersani. L'abbiamo mancato tutti: in primo luogo, collegialmente, un partito, privo di antenne in grado di cogliere lo stato d'animo diffuso nel paese reale. E che, qui veramente come tutti gli altri, si affida alla falsit&#224;, manovrata, dei sondaggi. Bersani ha mostrato all'Italia la faccia della politica seria, responsabile, competente, pulita, di impronta popolare e capace di governo. Il messaggio &#232; calato in un contesto malato, inquinato da demagogie populiste, lasciate crescere e accarezzate fino all'ultimo minuto. Ma con questo contesto, era esattamente quella faccia che si voleva oscurare. Tanto pi&#249; che dietro di essa c'era una storia, che tutto quanto sta avvenendo &#232; incaricato adesso di portare alla fine. Tutto, compresa quella verit&#224; sul voto, da tutti riprovata, che ha pronunciato, in libert&#224;, un socialdemocratico tedesco: in Italia hanno vinto due clown. Vittoria, appunto, non spontanea, ma costruita, con una comunicazione di scopo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;	Poi, qualcosa non &#232; andata nel verso giusto, anche nella nostra iniziativa. Pu&#242; darsi che non sia cos&#236;, ma quanto si &#232; percepito &#232; che, nella proposta, si &#232; voluto privilegiare la parte meno disponibile a qualsiasi tipo di accordo, mirando su questo versante alcune proposte di programma, e risolvendo in quel senso le figure delle cariche istituzionali. Ora, io penso che alle pulsioni antipolitiche non bisogna concedere niente, mai. All'irruzione grillina, la risposta era quella di uno scatto di orgoglio politico. Quello &#232; un vento, forte, un'onda anomala. Lo tsunami arriva, distrugge e passa. Lascia sul terreno solo macerie. Tentare di cavalcarlo &#232; impossibile, e ci si fa solo male. Va semmai previsto, in modo da prendere le misure necessarie per ridurre i danni. Starei attento a darne la lettura corrente: un evento che, comunque, opportunamente scuote e costringe a cambiare. Da quella sponda non si cambia, si abbatte. Qualcuno ricorda queste espressioni? E come non vederci l'altra faccia della rottamazione? E' lo stesso vento. Questo plebeismo nichilista arriva, ripeto, non a caso, ma come esito naturale di un'intera stagione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;	Tolleranza zero sul linguaggio. Non si parla con chi parla in quel modo. Il linguaggio politico &#232; importante. L&#236;, si specchia sempre, anche senza volerlo, quel che si &#232;. E starei attento a vederci, anche qui, la rappresentazione di domande giuste: ad esempio l'espressione di una comprensibile rabbia. Se si rappresentano cos&#236;, quelle domande, non sono giuste, sono sbagliate. Non vanno assunte, vanno corrette. Prenderle per buone come tali, porta a risposte subalterne. Esempio: la rabbia oggi diffusa &#232; sacrosanta, e per&#242; male indirizzata. Ecco, qui luoghi e tempi dell'azione politica. Se per salire a una carica pubblica si deve presentare al concorso il titolo di non essere stato, di non essere, di non voler essere un &#8220;politico&#8221;, si innesca una deriva senza fondo. Se il quarto di nobilt&#224; che devi portare nella sfera pubblica consiste nel pronunciare la frase liberatoria: non sono mai stato iscritto a un partito, guardate, qui non c'&#232; il finale di partito, c'&#232; la fine della Repubblica. Sono molto preoccupato. Non vorrei essere tornato in Parlamento per assistere, con angoscia, alla distruzione dell'edificio costituzionale-popolare, di rappresentanza e non di mandato, a tutti i livelli, che i nostri padri hanno costruito, combattendo e pensando. Bisogna reagire, indignarsi da questa parte, dare battaglia. Insisto su questo: spetta alla politica, e in prima persona alla politica della sinistra, chiarire il punto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;	E il punto, drammatico, &#232; che il disagio sociale, fortissimo, vera e propria eccezionale emergenza, non si esprime oggi con la politica, ma con l'antipolitica. Come, perch&#233;? Ecco la prima cosa da capire. E da rimediare. La condizione oggettiva &#232; quella di un disorientamento politico di massa. Il brodo di coltura viene da lontano, non contrastato, anzi benevolmente accompagnato, per tutta la vicenda di questa devastante cosiddetta seconda Repubblica. Di nuovo, c'&#232; un esito finale, che arriva a colpire le fondamenta del sistema istituzionale. Alla base c'&#232; il patto di sindacato stretto tra le &#233;lites economico-finanziarie al governo della globalizzazione neoliberista e, appunto, il populismo antipolitico gestito dalla grande comunicazione. Esattamente il blocco dominante da combattere e da sconfiggere. Un lavoro, pratico, ricostruttivo, e di cultura, di lunga lena. Abbiamo bisogno di tempo. Non farei precipitare la situazione. In questo frangente, &#232; il nostro campo che &#232; stato prima di tutto disordinato. Bisogna riorientarlo, riorganizzarlo, rimotivarlo. Non ci serve un'offerta pubblicitaria, superpersonalizzata, formattata secondo i canoni del mercato elettorale, che ti permetta di competere meglio, subito, sul terreno dell'avversario. L'ultima cosa da fare adesso &#232; mettersi a cercare un grillo per la sinistra. Anzi, la penultima. Perch&#233; l'ultima &#232; la pretesa di averlo gi&#224; trovato, pronto l&#236; a scattare dai nastri di partenza. Come si dice spesso, per motivi pi&#249; futili: non scherziamo!&lt;/p&gt; &lt;p&gt;	Se per vincere si deve diventare un'altra cosa, mi chiedo se valga la pena di vincere. E vincere non &#232; una bella parola, nemmeno per un pensatore del conflitto. La sfida &#232; conquistare il consenso, democratico, necessario per governare, rimanendo se stessi, incardinati nelle ragioni storiche della propria parte. Innovando, certo e nel profondo, rispetto alle grandi trasformazioni in atto, nelle forme, nelle idee, nei comportamenti, nella qualit&#224;, soprattutto nella qualit&#224;, degli uomini e delle donne. Ma in piena libera autonomia. Senza andare a rimorchio del dominante spirito del tempo. Raccomanderei ai trenta/quarantenni, giustamente emergenti, meno giustamente scalpitanti, di badare, con scrupolosa attenzione, a non far coincidere il ricambio generazionale con una mutazione genetica. Dietro la fine di una storia c'&#232; sempre il pericolo di un cambio di campo. Responsabilit&#224; e cambiamento devono valere per noi, prima che per gli altri. E ricordarsi sempre di stare, anzi di mettersi, sotto gli occhi del nostro popolo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
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		<title>Promemoria sulla crisi</title>
		<link>http://www.centroriformastato.org/crs2/spip.php?article474</link>
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		<dc:date>2013-04-08T20:16:59Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Claudio De Fiores</dc:creator>



		<description>Repubblica presidenziale, stato d'eccezione, sindrome di Weimar, rottura del modello parlamentare&#8230; Di tutto e di pi&#249; si &#232; appreso dal dibattito politico svoltosi, in queste settimane, segnate dalla crisi di governo. Vecchie (e stravaganti) teorie costituzionali sui poteri del Presidente della Repubblica sono tornate improvvisamente al centro del confronto istituzionale. E c'&#232; addirittura chi non ha esitato a rintracciare accurate soluzioni finanche nelle pieghe della prassi parlamentare in voga (...)

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&lt;a href="http://www.centroriformastato.org/crs2/spip.php?rubrique134" rel="directory"&gt;Uscire dalla crisi politica&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.centroriformastato.org/crs2/IMG/arton474.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width='150' height='86' class='spip_logos' style='height:86px;width:150px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Repubblica presidenziale, stato d'eccezione, sindrome di Weimar, rottura del modello parlamentare&#8230; Di tutto e di pi&#249; si &#232; appreso dal dibattito politico svoltosi, in queste settimane, segnate dalla crisi di governo. Vecchie (e stravaganti) teorie costituzionali sui poteri del Presidente della Repubblica sono tornate improvvisamente al centro del confronto istituzionale. E c'&#232; addirittura chi non ha esitato a rintracciare accurate soluzioni finanche nelle pieghe della prassi parlamentare in voga ai tempi dello Statuto Albertino. E la Costituzione repubblicana? Paradossalmente se ne &#232; parlato poco, per la semplice ragione &#8211; si &#232; detto - che &#232; la stessa Costituzione a parlare poco del processo di formazione dei governi. E in ci&#242; c'&#232; del vero: i costituenti, confidando nell'autonomia della politica, hanno evitato di irrigidire eccessivamente le procedure di composizione degli esecutivi. Ma nonostante le disposizioni vigenti in Costituzione siano alquanto scarne &#232; ad esse che dobbiamo guardare per ricavare quelle tracce, quelle indicazioni di fondo, questi segnali oggi indispensabili per uscire dall'attuale condizione di stallo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In base alla Costituzione, il Presidente della Repubblica, preso atto dell'esito elettorale e delle indicazioni espresse dalle forze politiche, procede alla nomina del Presidente del Consiglio e dei Ministri (art. 92). Questi, dopo aver giurato (art. 93), devono entro dieci giorni presentarsi alle Camere per ottenerne la fiducia (art. 94). Qualora per&#242; la formazione di una nuova maggioranza politica risultasse problematica e il Presidente della Repubblica, nonostante gli insistenti tentativi esperiti, ritenesse impossibile dare vita ad un nuovo governo, non vi sarebbe altra soluzione che procedere a un nuovo scioglimento delle Camere (art. 88). Ogni altra decisione rischierebbe solo di incrementare la condizioni di paralisi e di caos all'interno delle istituzioni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Tuttavia, nella situazione venutasi determinando all'indomani dell'elezioni del febbraio scorso, questa opzione non poteva essere giuridicamente esperita: la Costituzione vieta espressamente ad un Presidente della Repubblica &#8220;indebolito&#8221; nei suoi poteri (perch&#233; prossimo alla scadenza del suo incarico) di &#8220;esercitare tale facolt&#224; negli ultimi sei mesi del suo mandato&#8221; (art. 88 Cost.).
A quel punto due erano le strade che il Capo dello Stato aveva di fronte a s&#232;: 1) dimettersi per consentire ad un nuovo Presidente della Repubblica di affrontare nella pienezza dei suoi poteri la crisi ed eventualmente esercitare quel potere di scioglimento che la Costituzione gli aveva sottratto; 2) incaricare il capo della coalizione che aveva ottenuto il maggior numero di voti nei due rami del Parlamento, attribuendogli un mandato &#8220;aperto&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Aver vincolato il tentativo Bersani a un &#8220;sostegno parlamentare certo&#8221; non si &#232; rivelata una scelta lungimirante sul piano delle dinamiche istituzionali. Per almeno tre ragioni: a) a fronte di un Parlamento non pi&#249; rigidamente strutturato sul piano politico, non pi&#249; bipolare ed anzi permeato dalla presenza di forze nuove (alcune delle quali chiamate a misurarsi per la prima volta con la realt&#224; parlamentare) il confine tra &lt;i&gt;certo&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;incerto&lt;/i&gt; &#232; quanto mai labile: l'elezione dei Presidenti di Camera e Senato docet; b) si &#232; detto che il Capo dello Stato, optando per questa soluzione, abbia voluto evitare che un governo sprovvisto di un &#8220;sostegno parlamentare certo&#8221; potesse essere sfiduciato sul nascere. Una valutazione, questa, certamente fondata, riguardo alla quale dovremmo per&#242; anche chiederci: cos'&#232; preferibile, dal punto di vista democratico e costituzionale, un governo di ordinaria amministrazione espressione di forze politiche che (seppur di poco) hanno prevalso nelle ultime elezioni politiche o un governo espressione del vecchio Parlamento del quale oggi (anche politicamente) non vi &#232; pi&#249; traccia? &#200; pi&#249; affidabile per i mercati (argomento, questo, quanto mai improprio, sebbene oggi ossessivamente utilizzato anche in ambienti istituzionali e da illustri costituzionalisti) un governo guidato dal segretario del primo partito italiano o da un Presidente del Consiglio la cui coalizione che portava il suo nome ha, nelle ultime elezioni, superato a stento il 10%?; c) il voto di fiducia non &#232; un inutile doppione della nomina presidenziale. Ad attestare il sostegno ad una determinata compagine di governo &#232; solo il Parlamento o meglio, se si vuole essere pi&#249; precisi, ciascun membro del Parlamento chiamato ad esercitare le sue funzioni senza vincoli di mandato (art. 67).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Non aver scelto tra queste due opzioni (dimissioni presidenziali o incarico a Bersani) ha trascinato il procedimento di formazione del governo nell'attuale fase di stallo. Stallo nelle consultazioni, nelle trattative tra le forze politiche, nelle procedure costituzionali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Di qui il delinearsi di una condizione di evidente impasse politico e costituzionale che neppure la soluzione escogitata dal Presidente della Repubblica di procedere alla nomina dei cd. &#8220;10 saggi&#8221; appare in grado di risolvere. Ne sono oggi pi&#249; che mai persuasi le forze politiche, i suoi componenti (si vedano le dichiarazioni rese da Onida, ancor prima dell'incidente &#8220;radiofonico&#8221;) e finanche lo stesso Presidente della Repubblica che nel ricevere i due gruppi di lavoro al Quirinale ne ha contestualmente limitato le ambizioni, i tempi di lavoro, i poteri.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La decisione presidenziale non ha pertanto sortito gli effetti sperati, n&#233; avrebbe potuto. Si &#232; trattato di un mero espediente utilizzato per allungare i tempi della crisi e in quanto tale non solo carente sul piano della legittimazione costituzionale, ma del tutto sprovvisto di realismo politico: perch&#233; mai il nuovo Capo dello Stato dovrebbe esercitare i suoi &#8220;compiti&#8221; a partire dal &#8220;materiale utile&#8221; fornito dai cd. &lt;i&gt;saggi&lt;/i&gt;? E perch&#233; mai dovrebbe sentirsi condizionato da personalit&#224; che non ha scelto, n&#233; le forze parlamentari votato?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A questo punto tocca al Parlamento occupare la scena, riaffermando la propria centralit&#224;. Cosa che sarebbe gi&#224; possibile (in attesa che si addivenga alla necessaria costituzione di un nuovo governo) attraverso l'iniziativa legislativa, l'istituzione delle commissioni, il confronto, l'avvio delle necessarie intese a sostegno di quelle leggi e di quelle riforme divenute oggi sempre pi&#249; indispensabili sia sul piano istituzionale, che delle tutele sociali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'avvio del confronto politico per l'elezione &#8220;anticipata&#8221; del Presidente della Repubblica va in questa direzione e potrebbe rivelarsi proficuo (e finanche sorprendente) nelle modalit&#224; e negli esiti. Ma ad una condizione: che la designazione del Capo dello Stato si emancipi definitivamente dai tatticismi e da consunti schemi della cd. seconda repubblica per divenire anch'essa parte integrante dell'azione di rinnovamento politico di cui la nostra Repubblica ha oggi pi&#249; che mai bisogno per ritrovare se stessa.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Tanti auguri Pietro</title>
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		<description>Per festeggiare i 98 anni di Pietro Ingrao, luned&#236; 15 aprile 2013, alle ore 17.00, presso la sala delle Colonne della Camera dei Deputati, in via Poli 19, avr&#224; luogo un evento dal titolo &quot;Poesia, cinema, politica&quot;. Interverranno: Citto Maselli, &quot;Dal muto al parlato&quot; Alberto Olivetti, &quot;Combinazioni di senso&quot; - Lectio Magistralis Seguir&#224; la proiezione del corto di Nicola Campiotti &quot;399 B.C.&quot;. Porter&#224; il suo saluto la Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrni. Scarica (...)

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