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Da una sponda all’altra: vite che contano

30 maggio 2012, di Pasqualina Napoletano

L’incontro di oggi promosso dal “Centro per la Riforma dello Stato” (CRS) in collaborazione con la Regione Puglia, ha come obiettivo quello di lavorare per la realizzazione di un memoriale per i morti e dispersi nel Mare Mediterraneo. Quando si parla di “memoriale” si pensa ad un monumento ma, non è quello che noi vogliamo proporre. Ci sono, infatti, nel mondo molti esempi di lavoro sulla memoria che,al tempo stesso, si propongono di intervenire attivamente sulla realtà. E’ proprio questo che noi vorremmo fare, naturalmente non da soli. Partiamo dalla disponibilità della Regione Puglia, che ringraziamo per aver reso possibile questo incontro, e dall’interesse riscontrato in molte associazioni e persone che da anni lavorano sul tema dell’immigrazione. Siamo interessati a proseguire il rapporto costruito con l’associazione delle famiglie dei giovani tunisini e con istituzioni quali la Commissione Diritti Umani del Senato qui rappresentata dal suo Presidente. Particolarmente importante è la presenza di Omeyya Seddik , consulente presso il segretario di Stato tunisino alle migrazioni, perché è nostra intenzione costruire un rapporto non occasionale con i Paesi di provenienza dei migranti. Quella di oggi, quindi, va considerata una prima riunione di lavoro con l’obiettivo di progredire sul progetto coinvolgendo altri attori e lo stesso Governo Italiano. L a Regione Puglia ha sostenuto la nostra iniziativa nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Non deve apparire stravagante questa relazione perché proprio alcuni anni dopo l’Unità d’Italia si verificò un flusso migratorio soprattutto dal sud e dalla Sicilia verso la Tunisia ed altri Paesi del Nord Africa. Anche questa è una memoria da ricostruire nei suoi dati abbastanza significativi e nelle storie umane che si celano dietro le cifre. Quello che a noi interessa, soprattutto è umanizzare questo drammatico fenomeno. Quelle che per noi sono notizie paragonabili ogni sera alle previsioni del tempo, per le famiglie coinvolte sono veri drammi, è questa, innanzitutto, la sproporzione da colmare. Se poi si tratta di persone disperse, la pena è insopportabile. Ce ne siamo resi conto di persona partecipando all’iniziativa “invertire la rotta” che si proponeva di ripercorrere al contrario la rotta dei migranti. Ci è capitato di trascorrere una serata con i giovani di Sidi bu Sid e di essere letteralmente travolti dai genitori e dai parenti dei ragazzi scomparsi che ci hanno sommersi di foto, di date, di documenti chiedendoci di fare qualcosa. Il mese scorso è venuta in Italia una delegazione di genitori di giovani tunisini scomparsi durante la guerra di Libia, queste persone hanno sostenuto le spese e lo stress di un lungo soggiorno in Italia senza venire a capo di niente, tutto ciò non è tollerabile. Anche per questo urge un’iniziativa che crei un rapporto stabile e trasparente tra le associazioni e le Istituzioni preposte e che cominci a dare un nome e un volto a tutte quelle persone di cui non si sa più nulla. Questo, in sintesi, il lavoro per il “memoriale”. Un lavoro attivo, continuo che ricostruisca storie e che sia utile nel capire cosa succede in questo mare che troppo spesso è evocato con retorica come unione tra comunità e persone e che nella realtà è testimone di tragedie indicibili. Condividere la sofferenza, anche questo è un obiettivo da raggiungere. Fino a quando vi sarà una sproporzione così grande nei sentimenti è impensabile costruire un progetto comune. Insisto nel dire che già oggi sono meritevoli ed innumerevoli le esperienze in questo campo, non si tratta di inventare l’acqua calda e tantomeno il CRS pensa di poter fare da solo. Da questo primo incontro ci aspettiamo proposte e disponibilità per un lavoro comune e di lunga lena. Sarà indispensabile il supporto di Istituzioni a cominciare dalla Regione Puglia che ha avuto la sensibilità di promuovere con noi questo incontro e che ancora ringraziamo.

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